Spunti per una discussione tratti da
Le ali della farfalla. Freddy Torta, Grounding n.1 2011, Franco Angeli
https://www.freddytorta.com/scritti/articoli/10-le-ali-della-farfalla
(Riflessioni su transfert e controtransfert sessuale nel setting psicoterapeutico)
Il contratto sessuale (percorso di lettura veloce del font evidenziato 2 minuti)
La prima cosa da dire è che per noi vale quanto si legge nell’articolo 28 del codice deontologico.
Lo psicologo evita commistioni tra ruolo professionale e vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione. Costituisce grave violazione deontologica effettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o di psicoterapia rivolti a persone con le quali ha intrattenuto o intrattiene relazioni significative di natura personale, in particolare di natura affettivo-sentimentale e/o sessuale. Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del rapporto professionale.
Merita a mio parere fare alcune considerazioni su un codice di comportamento sessuale, che potremmo chiamare “contratto sessuale”, definibile nel contratto iniziale che stabilisce le regole del setting psicoterapeutico.
“Non ci saranno mai rapporti sessuali tra noi…ci potranno essere momenti di contatto corporeo, ma in ogni caso da parte mia il contatto non sarà mai un approccio sessuale…”
Queste più o meno le parole che io uso con le clienti all’inizio della terapia.
È una norma che mi sono dato tanti anni fa e che negli ultimi anni mi sono chiesto se mantenere, data la mia età avanzata: mi sembrava inappropriato presentare a una giovane donna l’immagine di un rapporto sessuale con me. Ho deciso però di mantenerla: considerando che l’abuso non ha limiti di età.
Ho imparato il “contratto sessuale” da una terapeuta americana, insegnante nel training di bioenergetica che ho frequentato tanto tempo fa…
Mentre ce ne parlava, ci spiegava tra l’altro di come si fosse sentita sempre molto protetta da quella regola, anche in quell’occasione in cui un cliente molto affascinante, ed anche molto bello, le aveva dichiarato una forte pulsione sessuale nei suoi confronti …
“Forse mi pentirò tutta la vita di avere stipulato quel contratto sessuale” – raccontava scherzando.
Qui si può fare una riflessione.
Essere rifiutati sessualmente per alcune persone è una ferita grande, perché di solito va a toccare una grande ferita precedente: riceverla dal proprio terapeuta può essere, a livello profondo e spesso inconscio, una specie di colpo di grazia, o meglio di disgrazia.
Il contratto sessuale protegge, io credo, il narcisismo ferito almeno in parte, ritengo in grande parte.
Come si sarà sentito quell’uomo affascinante? Non possiamo saperlo.
Certo qui il rifiuto era un evento annunciato, risaputo, che avrebbe riguardato chiunque altro, non solo lui, indipendente quindi da un suo comportamento.
Non dico che ne sia stato contento, ma credo alleggerito.
Mi ricordo di quando, ai tempi d’oro della mia terapia bioenergetica, nel mezzo di una seduta di lavoro su respiro e bacino, la mia terapeuta mi chiese, come sempre usava fare: “Cosa senti, Alfredo?”
Ed io come sempre sincero: “Sento muoversi una grande energia nell’area genitale…un piacere…”
Allora lei, sorridente ed accogliente come una Fata Turchina: “Che bello!!”
Qui non sto a farla lunga sulla mia storia sessuale infantile, su un Pinocchietto che doveva raccontare le sue bugie, in materia sessuale: dico solo che mi è piovuta dal cielo dei suoi occhi un’onda di guarigione della ferita sessuale vissuta con mia madre.
Cosa sarebbe stato se anche lei si fosse spaventata dell’energia sensuale e sessuale, che muoveva improvvisa e inaspettata dal movimento ingenuo del mio corpo, e avesse risposto con un muro di silenzio?
Con queste cose sottili e delicate abbiamo a che fare nel setting terapeutico: il palpitare delle ali di una farfalla.
Quanto alla protezione che il contratto sessuale può dare nel setting terapeutico, dal punto di vista della libertà con la quale potere lavorare, la mia esperienza è molto confortante.
Ho potuto abbracciare un pianto viscerale ed infantile di una donna che stava abbracciata a me, sentire col mio corpo il seno sussultare e spesso anche il bacino, in un contatto che non aveva nessuna valenza di interazione sessuale: che grande libertà per tutti e due…e per il viaggio della terapia nel territorio del dolore infantile.
Lo stesso posso dire di vari casi in cui c’è stato un attacco di panico e la cliente sembrava non riuscire a respirare: “Stringiti forte a me e grida…e respira con me” … E sentire il mio petto che si muoveva contro il suo in un respiro dapprima forzato che quasi sempre poi diventava pianto.
Che libertà e che liberazione, senza paura della confusione di natura sessuale!
Quanta libertà ho potuto dare e sentire nel proporre ad una mia cliente, nei momenti appropriati, di venire a sedersi in braccio a me, oppure anche soltanto prendersi e dare tutta la libertà di abbracciare, con “tutto” il corpo e con tutto il cuore, senza paura di naufragare nel sessuale…
L’interazione sessuale nel setting terapeutico
(percorso di lettura veloce del font evidenziato 3 minuti e mezzo)
In generale mi sembra di riscontrare, nella nostra cultura occidentale, un modo di vedere la sessualità come luogo separato della personalità adulta, una specie di parco giochi pieno di attrazioni, un’avventura fantasy, un passatempo caratterizzato da un atteggiamento consumistico del proprio corpo e di quello dell’altro.
Come se non ci fosse continuità tra sensi, sentimenti e immagini mentali e non fosse possibile, pertanto, imboccare una via che ci porti a una qualche sinergia tra l’onda del nostro magma viscerale e un’inclinazione verso un piacere solidale con il benessere proprio e dell’altro.
Un benessere fatto di amor proprio che sappia dialogare con l’amor proprio dell’altro, con sintonia e rispetto.
Non una perfezione, ma una propensione che si può coltivare con un lavoro di consapevolezza e padronanza, ovvero di capacità di governare il proprio piacere.
Una propensione ancor più realizzabile in coloro che, come gli psicoterapeuti, abbiano “messo insieme”, con continuo lavoro, queste proprie diverse dimensioni psicocorporee.
Con questo non voglio dire che sia sempre cosa facile.
La psicoterapia è sempre un viaggio che scende nel profondo dell’inconscio e nella direzione dell’infanzia: nella preistoria viscerale dove si è perduta una parte di noi.
Ci sono due viandanti: uno è il protagonista, l’altro è la scorta.
È indubbio che una scorta è sempre esperta, ha fatto già un suo viaggio ed ha seguito quello di altre persone, ma un viaggio non è un viaggio se non c’è un precipizio, un giorno di burrasca, una notte in tempesta.
Il viaggio alla ricerca di quel mondo, perduto dentro, attraverserà le burrasche e le tempeste, si fermerà dubbioso dinnanzi a paesaggi solitari, ai piedi di montagne troppo alte, lungo le piste di deserti lontani, correrà lungo sentieri che si affacciano ai tanti precipizi segnati in fondo al cuore.
Diversamente, ma pure sempre insieme, i nostri due viandanti si sentiranno scuotere di dentro e saranno legati a “doppia corda” nel transfert e controtransfert.
Il viaggio è un viaggio dentro: e dentro ci sono tutte le emozioni antiche e nuove, che anche per la scorta si rinnovano sempre, in forma il più delle volte conosciuta, ma immanente: che vuol dire in sostanza con tutta la forza presente.
E dunque nel qui ed ora si rinnova ogni cosa già vissuta ed è di competenza della scorta, che è poi un professionista ben formato, la qualità di essere presente e governare le forze del passato del suo cliente e proprie.
L’impegno è garantito, anche se l’esito non è scontato.
Questo perché le forze del passato dell’energia sessuale hanno avuto una storia ben confusa nella storia sociale e familiare del mondo occidentale, in forma certamente diversa per ognuno, ma comunque diffusa.
Ci vuole dunque un buon lavoro, centrato sul “buon senso”: ovvero sapere percepire sufficientemente bene i movimenti sessuali transferali: che sono infantili perché il setting, diciamo pure il luogo e la relazione, sono quelli del viaggio nell’infanzia, non quelli della vita mondana.
Un senso buono quindi che sappia cogliere, con tenerezza e con delicatezza, il palpito delle ali della farfalla che si va a posare in tutta la sua fragile bellezza e nella meraviglia dei freschi colori dell’infanzia, sulla tiepida mano dell’accoglienza…che sappia riconoscere che, se la tocchi, tutto si rovina e la farfalla muore.
Certo che è un’emozione che può scuotere…certo che quel momento tacito di leggerezza ha quasi del divino e se non sei presente pienamente ti puoi credere un dio…ma è proprio dell’umano la forza della consapevolezza…
Lo so che qualche volta ci potrà essere il rischio di fare come Orfeo, che pur sapendo si volta per toccare coi suoi occhi la perduta Euridice…e la perde per sempre…
Ma insomma tutti i miti, tutte le storie e tutte le esperienze di tutti questi secoli, di tutti i nostri anni, saranno pur d’aiuto!
E di aiuto ci sarà il nostro corpo e quello della nostra cliente (uso qui il femminile per riferirmi alla mia esperienza personale).
Riscontro pur sempre che serpeggia ancora un pregiudizio che porta dritto nel senso opposto, molto lontano dalla nostra realtà di psicoterapeuti che lavorano anche con il corpo.
Sembra quasi che il contatto col corpo, in senso lato come vicinanza, attenzione, riferimento, e in senso stretto come contatto fisico, che poi è fatto di numerosi differenti casi, sia una forte sollecitazione a restare imbrigliati nella spirale della seduzione.
Non voglio negare che possa capitare che l’attrazione si faccia sentire …
Non siamo manichei che non si vogliono dannare con il sesso e nemmeno dei manichini…ma grazie alla nostra formazione professionale, siamo in grado di sentirci in sintonia con le “bambine” e “i bambini” che vivono nel cuore delle donne e degli uomini che hanno scelto di fidarsi di noi.
Il palpitare delle ali della farfalla del corpo infantile, con tutta la freschezza, anche sessuale, fa vibrare i sensi e i sentimenti, e tutto il resto segue l’itinerario di quel “buon senso” che è nella terapia: volere il bene della persona che sta crescendo anche grazie a noi, che abbiamo imparato per lunga formazione a leggere nel corpo i messaggi del tempo dell’infanzia.
Per noi che lavoriamo con il corpo, è più difficile restare intrappolati nelle immagini della seduttività dell’apparenza: un tacco a spillo, una gonna attillata, una scollatura generosa, per quanto eventi non frequenti nella mia esperienza, non finiscono per diventare una buccia di banana sexy, ma orpelli piuttosto inessenziali, anche se certamente interessanti, a confronto del corpo, con il suo movimento e il suo respiro, le sue tensioni e le sue trasformazioni legate alle emozioni.
E ancorati al “buon senso” e al sentimento sono anche i movimenti nel nostro corpo “psicoterapeuta”.
“Oltre le idee di giusto e sbagliato, c’è un campo. Ti aspetterò lì “ - Rumi 1207-1273